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Diabolik e Ginko: una sfida anche in auto

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Jaguar E-Type: non chiamatela l’”auto di Diabolik”!

Diabolik, il criminale in calzamaglia nera che fece perdere la testa alla ricca ereditiera Eva Kant facendola diventare la donna della sua vita e facendo impazzire l’ispettore Ginko che gli dava invano la caccia, fu creato giusto sessant’anni fa, nel 1962, dalle sorelle Giussani. E proprio in questi giorni sta tornando al cinema, in versione made in Italy, dopo aver esordito sul grande schermo nel 1968 con la regia di Mario Bava e con il contributo di due mostri sacri (e premi Oscar) come Carlo Rambaldi ed Ennio Morricone.

Oggi la regia del remake è affidata ai Manetti Bros (per intenderci quelli di Jeeg Robot), mentre il cast comprende Luca Marinelli nei panni del “Re del Terrore”, Miriam Leone quale affascinante Eva Kant e Valerio Mastandrea a ricoprire il ruolo dell’ispettore Ginko.

La sfida tra il bene e il male però, come vuole la tradizione di un certo tipo di fumetti “en noir”, si svolge anche nell’ambito automobilistico. Auto da sogno che sgommavano tra le pagine del celeberrimo fumetto e che ritroviamo sul grande schermo, a partire dall’affascinante Jaguar E-Type nera, definita “la più bella del mondo” da uno che di auto se ne intendeva parecchio: un certo Enzo Ferrari (e scusate se è poco).

Anche se i proprietari di Jaguar E-Type si incavolano di brutto quando gli si fa notare che posseggono “l’auto di Diabolik”, va detto che questa sportivissima coupé (Diabolik non avrebbe mai potuto guidare la cabriolet, troppo rischiosa per sfuggire ai proiettili quando era inseguito da Ginko e dai suoi uomini) era stata presentata da poco quando le sorelle Giussani diedero vita a questo fumetto dal successo incredibile.

Avvenne al Salone di Ginevra del 1961 e a Maranello in un certo ufficio qualcuno vedendo le foto ebbe un travaso di bile prima di fare un ammirato commento. In effetti la Jaguar E-Type era un’auto all’avanguardia per quei tempi con telaio monoscocca, quattro freni a disco e sospensioni indipendenti. Sotto il cofano pulsava (e pulsa tuttora, nelle prime serie amorevolmente restaurate dai loro proprietari) un potente propulsore a 6 cilindri di 3,8 litri con 3 carburatori doppio corpo e distribuzione con doppio asse a camme. Diabolik (e non solo lui, ovviamente) poteva sfruttare tutti i suoi 265 CV e arrivare fino a 240 km/h. E lui la volle nera come la sua calzamaglia! Niente male davvero…

Quanto al “povero” (si fa per dire) ispettore Ginko si doveva accontentare all’inizio di una Citroen DS (che era comunque anch’essa un’icona per la sua epoca) per passare solo in epoca più recente a un’altra più moderna figlia del “double chevron”, la XM.

Ma se Diabolik amava il lusso e le auto da sogno, nel corso della sua fumettistica esistenza ha guidato anche parecchie BMW e svariate Mercedes, un’Alfa 164 e anche una Duetto, non disdegnando nel corso dei suoi celeberrimi travestimenti di farsi vedere al volante di vari modelli della gamma Renault e Citroen oltre ad utilitarie come le Fiat 850 e 127 e alle più borghesi Ford Taunus ed Escort.

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