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Quanto ci piace il coupè!

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Qualche osservazione su una terminologia un po’ abusata.

Gli uomini di marketing delle grandi Case automobilistiche devono essere proprio affascinati dal termine “coupè”. Probabilmente  tra primi chiamare “Coupè” una sua berlina furono nel 1967 quelli dell’inglese Rover che “inventarono” una versione coupè della berlina P5B a 4 porte. Una trentina di anni dopo Opel uscì con un uno spot-tv nel quale presentava la “Vectra berlina e coupè” per distinguere la versione a 4 porte/3 volumi dalla 5 porte/2 volumi. Peccato che all’epoca la Casa tedesca avesse a listino la Calibra, una vera coupè realizzata peraltro sulla stessa piattaforma di Vectra.

Lo spot-tv fu così prontamente ritirato anche perché, tanto per essere precisi, coupè è un’automobile sportiva con carrozzeria chiusa a 2 porte con 2 oppure 2+2 posti. La parola deriva dal verbo francese “couper” (tagliare) ed indica come la parte posteriore dell’abitacolo si presenti come tagliata all’improvviso.

In tempi più vicini a noi è stata la volta di Mercedes a lanciare il SUV GLC nelle versioni Coupè e Wagon. Di questi giorni invece è la volta di Volkswagen che con la nuova Taigo intende proporre “il suo primo SUV coupé in questa classe”. E potremmo andare avanti per un pezzo.

Ora, premesso che coupè è l’anticamera di una sportiva granturismo (come, per guardare in alto, sono Ferrari, Porsche, Lamborghini…), proprio per questa ragione ha 2 sole porte. A questo punto, o si rinuncia due alle porte posteriori o si cercano definizioni più appropriate come “fastback” e “shooting brake”. In sintesi, non basta una coda slanciata per fare di un’automobile una coupè.

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