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Chrysler TC by Maserati, un vero flop

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Troppo costosa e poco affidabile.

Se Lee Iacocca alla Chrysler ebbe la felice idea di rilanciare cabriolet, non altrettanto bene riuscì il progetto di montare un motore con testata Maserati su una convertibile yankee. La Chrysler TC by Maserati fu infatti un’auto sviluppata congiuntamente da Chrysler e Maserati.

Presentata al Los Angeles Auto Show del 1986 era basata su una piattaforma Chrysler K modificata. Dopo due anni di ritardi nello sviluppo, la TC divenne disponibile alla fine del 1988 e un totale di 7.300 unità (il minimo richiesto dal contratto) furono prodotte a Milano, in Italia, dalla Innocenti fino al 1990 e destinate al solo mercato americano. Tutte le auto vendute come modelli del 1991 furono prodotte nel 1990.

Lee Iacocca aveva fatto amicizia con Alejandro de Tomaso mentre era alla Ford. La prima idea che svilupparono insieme fu la De Tomaso Pantera che ebbe un certo successo all’inizio della produzione (era venduta in America dai concessionari Ford). Negli Anni ’80 Iacocca era alla guida della Chrysler mentre De Tomaso era proprietario dello storico marchio Maserati. Nel 1983 Iacocca aveva preso in considerazione la produzione di una replica di una roadster Mercedes basata su una Plymouth Reliant, progetto poi abbandonato. Nel 1984 Chrysler e Maserati firmarono un memorandum d’intesa per creare una coupé-spider sportiva che alla fine divenne la TC o Turbo Coupé. Aveva un motore di 2,2 litri a 16 valvole da 200 CV con la scritta Maserati sulla testata fusa in ghisa. I pistoni provenivano dalla tedesca Mahle. Gli assi a camme erano stati progettati dalla Crane Cams, con sede in Florida, e furono prodotti dalla Maserati di Modena. Il motore “Maserati” utilizzava un blocco 2.2 appositamente realizzato, albero motore e bielle migliorati. Il turbocompressore giapponese era acquistato da IHI. Il resto del motore utilizzava parti prodotte negli Stati Uniti.

La piattaforma della TC (soprannominata “Chryslerati”) era basata su un telaio Dodge Daytona accorciato con sospensioni e assali del modello originale (ad eccezione del cambio Getrag a 5 marce con motore Maserati). La carrozzeria era prodotta dalla Innocenti a Lambrate. Un impianto ABS Teves era di serie. Le ruote speciali erano prodotte in Italia dal fornitore di Formula Uno Fondmetal. Nel pentagramma Chrysler al centro della calandra era stato inserito il tridente della Maserati.

Molto costosa e deludente in quanto a prestazioni ed  affidabilità, ben presto la “Chryslerati” (presentata alla stampa americana sulla Costa Azzurra con alcuni giri del circuito Paul Ricard e pernottamento al prestigioso Hotel Royal di Sanremo) si rivelò un vero e proprio flop.  A un certo punto i dirigenti Chrysler dissero a Iacocca che la TC era senza speranza ed il progetto non doveva avere un seguito dopo i 7.300 esemplari previsti dal contratto iniziale e venduti a fatica (gli ultimi con forti sconti per smaltire le giacenze). Iacocca rifiutò di accettare la responsabilità del suo fallimento dicendo che la TC avrebbe potuto funzionare se i suoi uomini di marketing l’avessero posizionata più correttamente. Secondo Bob Lutz, un dirigente di Chrysler, la collaborazione con Alejandro de Tomaso per la TC finì per costare a Chrysler “quasi 600 milioni di Dollari”. Non tutte le ciambelle riescono con il buco.

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