Renault Twingo compie 30 anni.
Incoraggiata dal successo commerciale della Espace e dalla sua conseguente notorietà come produttore di autovetture monovolume, nell’Autunno 1992, Renault esplorò l’estremo opposto del segmento ed al Salone di Parigi presentò la minimonovolume Twingo (ovvero twist e tango) destinata a sostituire l’iconica R4.
Per questo nuovo modello – commercializzato trent’anni fa nel 1993 – Patrick Le Quèment aveva disegnato una carrozzeria a 3 porte dalla linea morbida ed arrotondata, caratterizzata da fari anteriori a “ranocchio” e da una marcata ricerca della originalità, al limite dell’eccentricità. Il risultato fu una piccola automobile al confine tra la monovolume e l’utilitaria che si presentava come un involucro confortevole, colorato e minimalista. L’essenzialità della dotazione della prima versione era una caratteristica espressamente voluta dai progettisti della Twingo che anche così intendevano personalizzare la vettura.
L’ottimo sfruttamento degli spazi all’interno dell’abitacolo partiva dalle misure esterne. Con una carrozzeria lunga 3.433 mm ed un passo di 2.347 mm, le ruote venivano a trovarsi agli angoli della scocca. Il gruppo motore-cambio, montato in posizione trasversale davanti assale anteriore, contribuiva a sua volta a “liberare” ulteriore spazio a disposizione degli occupanti.
Unica era anche la motorizzazione (un 1.200 da 54 CV con distribuzione ad aste e bilancieri) che era un’evoluzione del propulsore della R4 opportunamente rialesato per aumentarne cilindrata e potenza, ma soprattutto dotato di accensione ed iniezione a controllo elettronico. Alla fine degli Anni Novanta la potenza di questo propulsore fu portata prima a 60 CV e poi a 75 CV con l’adozione delle 4 valvole per cilindro. Fino al 2007 ne sono venduti 2,4 milioni di esemplari.
La seconda serie della Twingo, esposta al Salone di Ginevra del 2007, era un’automobile completamente differente: una berlina a due volumi, esteticamente meno personale e più seriosa, ma indubbiamente più dinamica e stilisticamente allineata ai tempi. Dal punto di vista del design i punti di contatto con la prima serie erano quasi inesistenti. Anche la seconda generazione teneva in grande considerazione l’abitabilità interna. I 4 posti erano organizzati su poltroncine singole e quelli posteriori potevano essere fatti scorrere longitudinalmente privilegiando lo spazio per le gambe dei passeggeri oppure la capacità del bagagliaio. La cilindrata del motore scendeva a 1,1 litri, ma le due versioni ad 8 e 16 valvole sviluppavano rispettivamente 60 CV e 75 CV. La gamma comprendeva anche un turbobenzina da 100 CV, un turbodiesel di 1.461 cc da 64 CV ed un 1.600 da 133 CV. In 7 anni ne furono venduti 900.000 esemplari.
Se la prima serie fu rivoluzionaria per l’impostazione della carrozzeria, la terza. Presentata nel 2014, lo è stata per l’impostazione meccanica. Dopo decenni la Casa francese tornava al motore posteriore. La carrozzeria, sempre berlina a due volumi, diventava a 4 porte. A differenza delle prime due serie che erano altrettanti progetti autonomi della Casa francese, la terza generazione era espressione di una collaborazione con Mercedes-Benz che portò allo sviluppo di piattaforma comune per tre modelli: Twingo e Smart FourFour seconda e terza serie.




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