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La prima volta che Opel Kadett perse il tetto

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Presentata nel 1976, la Aero aprì la strada alla fortunata serie Cabrio. Costruita da carrozzeria Bauer, aveva il tetto rigido staccabile. Realizzata sulla base della terza generazione Kadett.

Sul mercato italiano non arrivò mai. E probabilmente fu un peccato perché, come avrebbe confermato il successo delle future versioni Cabrio, la Opel Kadett Aero con tetto rigido asportabile aveva le carte in regola per incontrare il favore della clientela italiana.

Realizzata sulla base della fortunata terza generazione della berlina 2 porte a trazione posteriore e presentata 55 anni fa al Salone di Ginevra del 1976, la Kadett Aero si segnalava per l’allora rara soluzione del tetto rigido amovibile in corrispondenza dei sedili anteriori, abbinato ad un robusto roll-bar d’acciaio e ad una capote posteriore pieghevole. La vettura presentava anche tappezzeria e rivestimenti originali, sedili con poggiatesta, cinture di sicurezza con riavvolgimento automatico, contagiri, voltmetro, manometro olio. Equipaggiamenti all’epoca disponibili di serie solo su vetture dei segmenti superiori. Costruita presso la carrozzeria Bauer di Stoccarda in 1.244 esemplari, era equipaggiata con un 4 cilindri di 1,2 litri da 60 CV (44 kW), cambio a 4 marce (automatico a richiesta), freni anteriori a disco, servofreno, pneumatici radiali 175/70 R13 su ruote in lega con disegno a stella a 5 punte.

La Aero voleva soprattutto sottolineare le grandi potenzialità della Kadett-C, presentata tre anni prima al pubblico in occasione del Salone di Francoforte. Con questa vettura la Casa tedesca mirava infatti a proporre un’automobile mondiale, un modello cioè caratterizzato da dimensioni esterne compatte, costi di produzione contenuti, bassi consumi e che soprattutto avrebbe potuto essere costruito con poche varianti in diversi parti del mondo utilizzando impianti e componentistica locali, segnatamente in Gran Bretagna, Stati Uniti, Argentina,  Brasile, Australia, Giappone. “Grazie alla nuova carrozzeria tutto è più funzionale” scriveva a quell’epoca il giornalista-pilota belga Paul Frère dopo una prima impressione di guida della nuova Kadett-C. “Lo si avverte appena entrati nell’abitacolo che è largo, nonostante l’esterno della macchina non sia cambiato, grazie ai vetri laterali curvi; la visibilità in tutte le direzioni, ma soprattutto in avanti ed indietro, è molto migliorata, grazie al cofano più basso, nonché al parabrezza e al lunotto posteriore più alti”. Dalla Primavera 1973 all’Estate 1979 furono prodotte complessivamente 1.701.075 esemplari della Kadett-C.   

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