Quattro ruote per riaprire una grande storia italiana
Ci sono ritorni che hanno il sapore della nostalgia e altri che, invece, raccontano soprattutto il futuro. Quello di Fondmetal in Formula 1 appartiene alla seconda categoria. A distanza di 26 anni dall’ultima esperienza diretta, l’azienda bergamasca torna infatti protagonista della massima competizione automobilistica mondiale. Lo fa accanto ad Aston Martin Aramco Formula One Team, per il quale sarà Official Wheel Supplier, il testimone passa dal fondatore Gabriele #Rumi che, prima, fu partner della Minardi per poi divenirne Team Principal, al figlio Riccardo eD alla figlia Alessandra: entrambi portatori “sani” del virus motorsport.
«Riportare una Formula 1 nella nostra casa di Palosco, dove nel 1991 nostro padre aveva dato vita al team Fondmetal F1, ha per me e per mia sorella Alessandra un significato davvero speciale» dice Stefano #Rumi, presidente e amministratore delegato i Fondmetal. «Tornare dopo 26 anni in questo mondo come fornitore di Aston Martin Aramco Formula One Team rappresenta per noi un momento importante, che abbiamo voluto condividere con clienti, fornitori e giornalisti. La presenza della AMR26 e di Luca #Furbatto, direttore tecnico del team, ci ha permesso di parlare da vicino di tecnica, prestazioni e del ruolo che la ruota riveste oggi in una Formula 1.»
I numeri aiutano a capire quanto sia sofisticato il lavoro fatto. Le ruote della AMR26 hanno un peso di poco superiore ai 6 kgi. Un valore che racconta bene la ricerca del compromesso tra leggerezza, rigidità e resistenza, considerando i carichi estremi ai quali una ruota di Formula 1 viene sottoposta durante una stagione. Per arrivare al risultato finale sono stati necessari oltre 14 mesi di sviluppo. Aston Martin ha fornito agli ingegneri Fondmetal gli obiettivi tecnici, dai carichi di fatica alle forze di picco, passando per i target di peso e rigidità. Fondmetal ha quindi trasformato questi dati in una serie di soluzioni progettuali, arrivando a studiare oltre venti geometrie differenti prima della definizione del prodotto finale.
La scelta è caduta su una ruota forgiata, una tecnologia che rappresenta un’evoluzione importante rispetto alle esperienze storiche dell’azienda in Formula 1. Il peso è naturalmente uno degli elementi centrali. La ruota appartiene infatti alle masse non sospese ed ogni grammo risparmiato può avere conseguenze sul comportamento dinamico della vettura. Ma alleggerire non basta: il componente deve mantenere livelli elevatissimi di resistenza e rigidità per sopportare i carichi generati da una monoposto moderna.
E poi c’è il tema delle temperature, particolarmente delicato in Formula 1. Ruota, pneumatico ed impianto frenante lavorano in un ambiente nel quale il controllo degli scambi termici può influenzare il comportamento complessivo della vettura. Anche in questo caso, il nuovo regolamento ha imposto vincoli precisi, rendendo ancora più importante il lavoro di progettazione nelle aree consentite.
La storia di Fondmetal, del resto, è strettamente legata alla Formula 1. Nel 1983 l’azienda aveva iniziato la propria avventura nel mondo delle ruote da competizione e negli anni successivi aveva fornito importanti squadre del Circus. Nel 1991 era poi arrivata la decisione più ambiziosa: entrare direttamente in Formula 1 con una propria squadra, la Minardi di cui Fodmetal era storico partner.
Oggi la strategia è diversa. Fondmetal torna nel Circus come partner tecnologico, mettendo a disposizione di Aston Martin una competenza costruita in oltre quarant’anni di attività. La nuova Formula 1 del 2026 ha creato, da questo punto di vista, un’opportunità importante. Con la fine della precedente impostazione standardizzata delle ruote, i team hanno nuovamente la possibilità di lavorare con fornitori differenti e di sviluppare soluzioni specifiche. Fondmetal ha deciso di concentrare le proprie risorse su un unico partner: Aston Martin. La AMR26 diventa così il punto d’incontro tra una lunga esperienza industriale italiana e una delle strutture più ambiziose della Formula 1 contemporanea.
La vera partita comincerà quando quelle ruote dovranno affrontare la realtà della pista: frenate, cordoli, carichi laterali, vibrazioni e temperature saranno il banco di prova definitivo per un progetto sviluppato per mesi al computer e nei reparti produttivi di Palosco. C’è poi un altro aspetto che rende questa storia particolarmente interessante. Il know-how sviluppato per la Formula 1 può infatti trasferirsi anche alle automobili stradali ad alte prestazioni, portando con sé processi produttivi, competenze sui materiali e metodologie di progettazione maturate nel motorsport. È una delle ragioni per cui la Formula 1 continua a rappresentare, per l’industria, un laboratorio tecnologico di straordinaria importanza.
Fondmetal torna dunque nel Circus senza limitarsi a riaprire una pagina del passato. Torna con una tecnologia nuova, con un partner di primo piano e con un progetto nato per interpretare le esigenze della Formula 1 del 2026. E forse è proprio questo il significato più interessante della giornata di Palosco: vedere una Aston Martin AMR26 ferma davanti agli stabilimenti Fondmetal significa mettere insieme due epoche. Da una parte la storia di Gabriele Rumi e di quella Formula 1 degli Anni ‘90. Dall’altra una nuova generazione di ingegneri, materiali e processi produttivi. In mezzo, quattro ruote. Quelle che, ancora una volta, portano un pezzo di tecnologia italiana sulla griglia di partenza della Formula 1.




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