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Salone auto Parigi 2026 : Giano bifronte

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A Porte de Versailles con l’obiettivo dichiarato di ricompattare l’industria europea attorno a una nuova identità.

 

Il Salone di Parigi è tornato a riempirsi dopo anni di edizioni in sordina e di cancellazioni. L’impatto dal punto di vista scenografico è riuscito, meno se si guarda la sostanza. Il segnale più evidente è lo squilibrio tra ciò che è stato messo in scena. Da una parte i costruttori europei hanno portato a Parigi una quantità inedita di concept car, dall’altra i costruttori cinesi hanno portato una quantità inedita di vetture di serie.

Il gruppo che occupa più spazio è #Stellantis, oltre 5.000 mq nel padiglione 4, con 8 marchi e 9 concept. La scelta stessa racconta il momento. I costruttori europei hanno puntato tutto sul futuro onirico. Al centro della scena #Peugeot porta 3 visioni diverse, la Polygon, la RCZ Vision, la E-T16 una hyper-hatch da 816 CV che celebra i 40 della 205 T16 e anticipa la prossima E-208 con lo sterzo Hypersquare. #Opel risponde con la STX che anticipa le station del futuro e con la Corsa GSE, DS con la F3VER, #FIAT con la Multiplay modulare da 4,45 metri che vuole essere monovolume, SUV e pick-up insieme, #Citroën torna a casa con la 2CV Concept, elettrica accessibile, simbolo di una storia che si cerca di rileggere in chiave popolare.

In questo schema si inserisce #Alfa Romeo. A Parigi non presenta un modello di gamma, ma un manifesto. Si chiama Cuorerosso, coupé 2+2 lunga 4,70 metri, alta 1,33, larga quasi 2 metri, coda tronca, Cx di 0,28 e vernice Liquid Ink Red. Il Centro Stile di Torino la descrive come Bellezza Necessaria, un blocco scolpito come metallo liquido, senza superfluo. Non è destinata alla produzione, apre il corso stilistico dal 2028 in poi, su architettura multi-energy fino a 4,7 metri, con ipotesi V6 full hybrid, trazione Q4, sterzo by-wire ed interni in Alcantara e Poltrona Frau. È un esercizio affascinante e necessario per un marchio che deve ritrovare un linguaggio, ma resta pur sempre un esercizio di un futuro onirico, non una vettura da listino.

Lo stesso vale per #Lancia. La nuova Gamma, che dovrebbe segnare il ritorno del marchio nel segmento C-UV e che sarà prodotta a Melfi, è il caso più delicato. Presentata come simbolo dell’eleganza italiana in forma fastback, nella sostanza è una Peugeot di segmento C rivestita da Lancia. È difficile raccontare il rilancio di un marchio quando quel marchio è stato svuotato per anni di tecnica, motori e rete, ed oggi gli si affida una derivata per farne la bandiera. Più che una rinascita, è la rappresentazione di una rinascita.

Dall’altra parte del salone, nello stesso padiglione, i costruttori cinesi hanno scelto la strada opposta. Non hanno portato sogni, hanno portato listini. #BYD, Leapmotor con le anteprime europee B03 e D19, #Geely, #Zeekr, #MG, #Omoda e #Jaecoo espongono SUV e berline già omologate, molte in versione plug-in, già provabili e prezzate. Con modelli ai vertici della tecnologia più sofisticata. Da una parte l’Europa parla di un futuro onirico per ritrovare un posizionamento, dall’altra la Cina occupa il presente.

La domanda, a questo punto, non è più quali siano i margini della competizione, ma: i brand europei hanno davvero una strategia condivisa per affrontarla?

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