Figlia dei fratelli Maserati, rilevata dai conti Agusta, oggi parte del DR Automobiles Groupe.
La pubblicità televisiva ha riportato il nome #OSCA alla mente degli appassionati. Specialmente di quelli meno giovani. Per tutti gli è probabilmente un oggetto misterioso. Ingiustamente perché l’azienda emiliana occupa uno spazio importante nella storia dell’automobile, come costruttore di vetture granturismo e da competizione.
A riportarlo alla ribalta ci ha pensato un paio di anni fa l’imprenditore molisano Massimo #Di Risio, già titolare della #DR Automobiles di Macchia di Isernia, acquisendo i diritti per lo sviluppo automobilistico della OSCA da #Fabia Maserati, nipote di uno dei fondatori della Casa del Tridente e dell’azienda emiliana. Perché, se la declinazione della sigla OSCA (Officine Specializzate Costruzione Automobili) dice forse poco, il sottotitolo Automobili Fratelli Maserati ci fa capire che è una “figlia del Tridente”.
Andando infatti indietro nel tempo, vediamo che nel 1937 i fratelli Ettore, Ernesto e Bindo Maserati cedettero la Officine Alfieri Maserati ad Adolfo ed Omar Orsi, proprietari di una acciaieria e di una fabbrica di utensili. Fra le molte altre cose il contratto di cessione prevedeva una consulenza decennale terminata la quale – visto lo scarso interesse de nuovi proprietari per l’attività sportiva – i fratelli decisero di fondare nel Dicembre 1947 una propria attività per la produzione di automobili e motori da competizione che, per non mettersi in concorrenza con l’attività della famiglia Orsi, si sarebbe concentrata su modelli di piccola e media cilindrata con una particolare attenzione per le vetture Sport e le Gran Turismo (salvo alcune rapide escursioni in Formula 2 e perfino in Formula 1).
Subito vincente
Prima espressione di questa politica imprenditoriale fu la barchetta MT4 (ovvero Maserati Tipo 4) del 1948, equipaggiata con un 4 cilindri da 72 CV con dimensioni interne perfettamente quadre (alesaggio/corsa 70×71 mm). Destinata alle gare della categoria Sport fino a 1.100 cc, aveva una carrozzeria con parafanghi motociclistici e fari inseriti nella mascherina. Alla sua terza apparizione in gara la vettura vinse il Gran Premio di Napoli del 1948 sul circuito di Posillipo guidata da Luigi #Villoresi, sfruttando, come raccontano le cronache dell’epoca, ogni circostanza favorevole e l’agonismo dei concorrenti della classe maggiore.
In quei giorni difficili l’affermazione della quasi debuttante OSCA – anche alla luce della fama dei suoi costruttori – fece ovviamente molto scalpore nel mondo delle corse e l’azienda emiliana divenne presto meta di molti appassionati di piloti come Felice Bonetto, Giulio Cabianca, Louis Chiron, Luigi Fagioli. Tra il 1949 ed il 1953 furono realizzate quattro nuove versioni del bialbero tipo MT4-2AD (ovvero 2 Alberi di Distribuzione) con cilindrate di 1,392 cc (92 CV), 1.453 cc (110 CV), 1.491 cc (120 CV), 1.568 cc (140 CV) del 4 cilindri originale.
L’ambizione di partecipare al Campionato Mondiale Sport ed alla Mille Miglia, portò alla nascita di una MT4 equipaggiata con un motore da 2 litri bialbero a distribuzione desmodromica, da 165 CV con la quale, nel 1954, Stirling Moss e Bill Lloyd conquistarono la vittoria assoluta nella seconda edizione della 12 Ore di Sebring.
Nel frattempo era stata concepita anche una monoposto di Formula 1 (la OSCA tipo G, dal nome di Amedeo #Gordini, all’epoca vicino ai fratelli Maserati) dotata di un inedito 12 cilindri bialbero a V di 60 gradi di 4.473 cc, sospensioni anteriori indipendenti e posteriori a ponte DeDion. Un esemplare del suo propulsore fini ad equipaggiare la Maserati 4CTL/48 del principe Bira che vinse il Richmond Trophy a Goodwood. L’unica monoposto completa fu invece acquistata dall’italiano Franco #Rol che, nel 1951, la portò al nono posto al Gran Premio d’Italia dominato dalle Alfetta 159 e dalle Ferrari 375 F1.
Arrivano le granturismo
Al Salone di Torino dello stesso anno debuttò invece la prima di una serie di compatte ed aggressive berlinette per uso stradale realizzate sul telaio della “1.350 bialbero”. Con esse i fratelli Maserati puntavano ad una produzione di raffinate ed eleganti vetture sportive e si affidarono pertanto a maestri carrozzieri come Pietro Frua, Alfredo Vignale, Giovanni Michelotti.
Mentre i successi nelle gare Sport si moltiplicano ci fu anche spazio per i record di velocità. Sulla pista del Lago Salato di Bonneville gli americani Tony Bettenhausen e Marshall Lewis stabilirono 18 record internazionali e 25 statunitense della Classe F al volante di una OSCA equipaggiata con uno speciale motore Tipo 1500 TN opportunamente adattato a questo impiego specifico.
Per quanto riguarda invece le vetture destinate all’uso stradale, nel 1959 la Fiat sostituì il motore della 1.200 Cabriolet con motori OSCA bialbero di 1.491 cc da 80 CV e di 1.568 cc da 90 CV, derivati direttamente dal motore MT4. Videro così la luce le Fiat 1500 S (1959-1963) e 1600 S (1963-1966) accanto ai quali uscirono alcuni esemplari speciali, allestiti direttamente nelle officine OSCA, riconoscibili esteticamente per qualche appendice in più aerodinamica che le rendeva più aggressive nella linea e soprattutto con un motore che aveva una ventina di CV in più rispetto alle cugine prodotte in casa a Torino.
Probabilmente Incoraggiati da questa esperienza, al Salone di Torino del 1960 i fratelli Maserati presentarono le 1600 GT, una serie di berlinette carrozzate da Fissore, Frua, Michelotti, Vignale da Zagato ed equipaggiate con quattro versioni di diversa potenza (95, 105, 125, 140 CV) dello stesso motore di 16 litri.
A questo punto però le difficoltà economiche e l’età ormai avanzata dei fratelli Maserati spinsero questi ultimi a cercare un nuovo futuro per la loro azienda. Alla fine del 1964 decisero pertanto di accettare le proposte dei conti Agusta, già titolari della MV e dell’omonima azienda elicotteristica. Due anni dopo gran parte del personale di Bologna fu licenziata e l’attività trasferita a Gallarate dove cessò definitivamente nel 1967.
Insomma, oggi possiamo dire che Massimo Di Risio, di cui ricordiamo i trascorsi sportivi con l’americana Saleen ha fatto indubbiamente un bel colpo. Speriamo sappia giocarselo bene e che, a differenza di altri, riprenda davvero la tradizione dell’azienda emiliana e non ne metta semplicemente in archivio la sua grande tradizione. A quando una nuova granturismo OSCA?




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