Cercasi un capo delle corse.
Ad ogni gran premio inevitabilmente Vasseur finisce sotto i riflettori: errori di strategia al box, scelte sbagliate al momento della safety car, divergenze con tecnici e meccanici, per finire ad Austin con una lite pubblica tra i due piloti.
Che Vasseur sia sull’ottovolante oramai è tema di tutti i giorni. Però il team principal ha ricevuto ampie assicurazioni da parte del vertice aziendale. Assicurazioni probabilmente dettate soprattutto dal non sapere trovare una soluzione alternativa ovvero una competenza all’altezza di quanto richiede la Scuderia e che abbia carisma, immagine indiscutibile, credibilità, personalità e una strategia vincente. Ma in Italia c’è un simile profilo o parliamo di razza estinta?
Dopo Fiorio nessuno più?
Non credo che dopo Cesare #Fiorio ci sia stato un vuoto assoluto di dirigenti italiani capaci di guidare la Ferrari. Credo però che sia venuta meno, progressivamente, una figura di team principal con una caratteristica particolare: un uomo di motorsport, con una forte personalità, autorevolezza, capacità manageriale e soprattutto il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Fiorio aveva una caratteristica che non si trova facilmente: non era soltanto un dirigente, ma un uomo di corse. Aveva costruito il reparto corse Lancia, conosceva i rally, i prototipi, i piloti e la gestione delle competizioni. Quando arrivò a Maranello nel 1989 portò una cultura sportiva molto concreta. Nella sua esperienza Ferrari ottenne 9 vittorie e 25 podi in 34 gran premi.
Dopo di lui sono arrivati dirigenti italiani importanti, ma con profili differenti: Stefano #Domenicali, Maurizio #Arrivabene, Mattia #Binotto stendendo un velo pietoso sull’epoca di Marco #Mattiacci che con la F.1 aveva poco a che fare. Non si può dire che mancassero capacità o conoscenza dell’ambiente Ferrari. È mancata, piuttosto, la continuità di un progetto vincente e di una “leadership” capace di consolidare nel tempo una struttura tecnica e sportiva.
Individuare oggi i nomi italiani da prendere in considerazione forse soprattutto quattro.
Andrea #Stella è probabilmente il nome più interessante. È italiano, conosce profondamente la Ferrari, dove ha lavorato per quattordici anni, ed oggi guida la McLaren. Ha dimostrato di saper costruire una squadra competitiva, valorizzare le persone e gestire piloti di grande personalità. Ha partecipato alla rinascita della McLaren e ai suoi successi mondiali del 2024 e 2025. È un dirigente che conosce sia la dimensione tecnica sia quella umana della Formula 1. Il problema è che oggi è legato a una squadra concorrente e non è affatto scontato che voglia tornare a Maranello dove ancora una volta si dovrebbe partire da un foglio bianco con poche garanzie e con un vertice che non brilla per decisionismo.
Antonello #Coletta è un altro nome che merita attenzione anche se preferisce starsene defilato dopo aver detto no alle offerte di Luca #Montezemolo. È l’uomo che ha guidato il programma Ferrari Endurance, riportando il Cavallino alla vittoria nella 24 Ore di Le Mans con la 499P. Ha dimostrato di saper costruire un progetto, scegliere le persone, organizzare una struttura e raggiungere risultati. È forse il profilo più interessante per chi vorrebbe una guida italiana cresciuta all’interno della stessa Ferrari. Bisogna però considerare che la Formula 1 è un mondo diverso dall’Endurance e che lo stesso Coletta non avrebbe particolare interesse per quell’incarico ben sapendo di mettere a repentaglio una carriera significativa,
Massimo #Rivola è un’altra candidatura che prenderei seriamente in considerazione. Ha lavorato a lungo in Ferrari, occupandosi anche della gestione sportiva dei piloti, e successivamente ha assunto la guida dell’Aprilia in MotoGP. Ha dimostrato capacità manageriali e una buona conoscenza delle dinamiche delle competizioni. Sarebbe un ritorno a Maranello di una persona che conosce già l’ambiente, anche se il passaggio dalla MotoGP alla Formula 1 richiederebbe una valutazione attenta e molte garanzie.
Stefano #Domenicali merita una menzione particolare. È stato team principal Ferrari e oggi è alla guida della Formula 1. Conosce perfettamente Maranello, la sua storia e le sue dinamiche. Tuttavia, immaginare un suo ritorno operativo alla Scuderia appare oggi poco realistico. A conti fatti è l’unico fuori gioco, come dire di no ad essere il N°1 di Liberty Media e magari ai guadagni che il ruolo comporta?
Allora guardare oltre i confini?
No, la Ferrari non ha necessariamente bisogno di cercare un altro dirigente straniero, ha bisogno di individuare una persona che abbia una vera cultura delle corse, che conosca il significato del marchio e che abbia il carattere necessario per gestire una squadra sottoposta a pressioni straordinarie, soprattutto deve avere pieni poteri e la fiducia della proprietà. Non si può chiedere a un Team Principal di rispondere dei risultati se non gli viene riconosciuta la possibilità di scegliere i collaboratori, intervenire sull’organizzazione e costruire un progetto a lungo termine.
Ma c’è una considerazione che é ancora più importante. Cesare Fiorio non era diventato un grande dirigente perché aveva un titolo sulla porta dell’ufficio. Lo era perché aveva una visione sportiva, personalità, competenza e capacità di prendere decisioni. È questo il tipo di uomo che vorrei vedere alla guida della Ferrari. Non necessariamente italiano per passaporto, ma italiano nello spirito sportivo, nella passione e nel senso di appartenenza. E soprattutto un uomo che non abbia paura di dire alla proprietà, ai piloti e ai tecnici quello che pensa e che sappia tenere fuori dall’ufficio e dal box simpatie personali o amicizie dovute a interessi di altra natura e che soprattutto che parli almeno anche l’italiano.
La Ferrari non ha bisogno di un portavoce. Ha bisogno di un capo delle corse.




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